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Un reticolo di Bravais tridimensionale è identificato dai suoi tre
tre vettori primitivi, \a1,\a2 e
\a3 che ne descrivono la periodicità traslazionale:
il cristallo corrispondente, supposto estendersi infinitamente nelle tre
direzioni, ritorna in se stesso dopo una qualsiasi
traslazione fatta di un numero intero di passi pari a questi vettori
primitivi. Se ad esempio utiliziamo una sonda esterna, come i raggi X,
anche il potenziale cristallino a cui questa è sottoposta - descritto da
una qualche funzione f(\it\bf r) - deve godere
della medesima simmetria, ovvero
(4)f(\it\bf r+\it\bf R)=f(\it\bf r)
per qualsiasi \it\bf r e per
(5)\it\bf R=∑3i=1ni\it\bf ai(ni interi).
\it\bf a1⋅(\it\bf a2×\it\bf a3) resta lo stesso.
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Fig. 3 Diverse scelte di vettori unitari, e quindi di celle elementari in un reticolo bidimensionale
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I vettori {\it\bf ai} possono coincidere, ad esempio,
coi tre spigoli di una cella elementare,
e tutti i punti del reticolo di Bravais si potranno allora scrivere nella forma dell'equazione (5).
La scelta dei tre vettori primitivi non è univoca, come è illustrato
dall'esempio bidimensionale della figura 3, ma il volume della cella,
Va infine notato che non tutti i reticoli che si possono pensare sono di
Bravais. Per limitarci ai più semplici casi bidimensionali è noto
che esagoni regolari possono ricoprire il piano. I nodi del reticolo esagonale
non possono essere raggiunti tutti per
mezzo di due soli vettori primitivi,
a partire da un'origine fissa. La descrizione di questo caso richiede
un reticolo ed una base - ovvero una struttura rigida di oggetti da associare
ad ogni nodo del reticolo, ad esempio secondo lo schema
illustrato nella figura 4. Vedremo più avanti un caso
tridimensionale rilevante connesso a questo esempio: il reticolo esagonale compatto.
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Fig. 4 Il reticolo bidimensionale a nido d'ape non è un reticolo di Bravais. è indicata una scelta di vettori primitivi; i due nodi che formano la base sono indicati dai cerchi pieni.
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